Volvo progetta in 3D e mira a sanare l’inquinamento nei mari

Volvo progetta in 3D e mira a sanare l’inquinamento nei mari

Collater.al Contributors · 5 mesi fa · Industrial Design

Ogni minuto l’equivalente di circa un camion di plastica viene “scaricato” negli oceani. Il risultato? Più della metà del litorale di Sydney è artificiale. Gli habitat ricchi e vibranti sono diventati da pareti marine a degradate muraglie devastate dall’inquinamento.

C’è così tanta plastica nell’oceano che gli scienziati dicono che semplicemente non è possibile rimuoverla tutta. Anche lo smantellamento delle pareti marine non è fattibile. Risolvere i problemi ambientali richiede un pensiero moderno e divergente.

Per aiutare a ripulire gli oceani, Volvo – casa automobilistica svedese – ha così installato un habitat marino stampato in 3D nel porto di Sydney. La “Living Seawall” è stata progettata con 50 moduli esagonali, simili a dei basso-rilievi che imitano le radici delle mangrovie. Per concepire questo progetto, la casa automobilistica svedese ha collaborato con il Reef Design Lab e il Sydney Institute of Marine Sciences. Esso mira ad aiutare la sopravvivenza della biodiversità attirando organismi filtranti che assorbono e filtrano le particelle inquinanti (plastiche, metalli, ecc.). I ricercatori monitoreranno la diga per vent’anni per misurare la, speriamo, crescente qualità dell’acqua.

E come nuova politica aziendale, Volvo Cars si impegnerà a rimuovere la plastica monouso da tutti i suoi uffici, mense ed eventi in tutto il mondo, entro al fine del 2019. Inoltre, un milione di auto elettriche saranno messe in commercio entro il 2025.

Testo di Elisa Scotti.

Volvo progetta in 3D e mira a sanare l’inquinamento nei mari
Industrial Design
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The Guestbook: la nostra intervista a Matteo Gueli

The Guestbook: la nostra intervista a Matteo Gueli

Claudia Fuggetti · 5 mesi fa · Art, Photography

Matteo Gueli è un fotografo con base a Montreal che racconta storie attraverso immagini fortemente cinematografiche e poetiche. Il suo lavoro esplora i temi dell’adolescenza, della vita di periferia, dell’intimità e delle relazioni interpersonali.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto a Matteo di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Se dovessi spiegare chi sei attraverso un’immagine, quale sceglieresti?

Penso che sia difficile per me restringere la scelta ad una sola immagine. Le mie fotografie raccontano storie con cui mi relaziono, ma non credo che ce ne sia una sola che rappresenti chi sono. Attraverso l’uso di temi comuni, come la periferia o l’intimità, posso descrivere e mostrare la persona che sono.

Come nascono i tuoi progetti fotografici?

Con molta pianificazione: parto sempre da una piccola idea, poi prendo il mio diario e inizio a disegnare/pensare le immagini che voglio. Organizzo sicuramente più progetti di quanti ne realizzo, spesso qualcosa non corrisponde a quello che immagino che sia.

Ma va bene, perché amo pianificare e mi aiuta a conoscere la direzione in cui voglio far andare i progetti futuri.

Da cosa trai ispirazione?

Ciò che mi ispira è quasi sempre la musica, ho le cuffie 24/7, non credo che sarei in grado di sopravvivere senza. Amo Lorde, Sufjan Stevens, Mitski, Björk e St Vincent, solo per citare alcuni artisti.

Traggo anche molta ispirazione dai sobborghi in cui sono cresciuto: è un quartiere dove non succede davvero nulla, ma allo stesso tempo è poetico.

Cosa vuoi comunicare con le tue immagini?

Ad essere onesti, non lo so ancora, molto di quello che faccio è spontaneo: uso la fotografia per dire ciò che non so esprimere a parole. Voglio però che il mio lavoro sia cinematografico, non troppo lontano dalla realtà, ma decisamente più pianificato e meno spontaneo rispetto alla realtà.

Credo che il mio obiettivo finale come artista sia quello di padroneggiare la capacità di tradurre i miei pensieri e sentimenti in fotografie.

C’è un’immagine nella storia della fotografia che ha influenzato il tuo stile o che avresti fatto?

Non c’è una foto in particolare, ma amo molto il lavoro di Gregory Crewdson. Mi piace la sua rappresentazione di piccole città e di come fa sembrare i quartieri dove non succede nulla location tratte da un thriller. Usa set elaboratissimi, che sono molto al di fuori del mio budget: in futuro mi piacerebbe che il mio lavoro trasmettesse la stessa emozione e la stessa forza visiva del suo.

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Any Creative Form, la nostra docu-serie da oggi su Collater.al TV

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Buddy · 5 mesi fa · Art

Any Creative Form è la prima serie documentaria firmata Collater.al Studio, da oggi visibile sulla nostra piattaforma Collater.al TV.

Un viaggio nel mondo di sei giovani talenti, per indagare l’urgenza dei nuovi linguaggi espressivi. Una riflessione sulla creazione artistica e la sua fruizione nell’epoca digitale.

Andate QUI per vedere tutti gli episodi.

Any Creative Form, la prima docu-serie firmata Collater.al Studio
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Quai54 la storia di uno dei tornei di basket più famosi al mondo

Quai54 la storia di uno dei tornei di basket più famosi al mondo

Collater.al Contributors · 5 mesi fa · Culture

Il Quai54 nasce a Parigi nel 2003 da Hammadoun Sidibé e Thibaut de Longeville che hanno lavoraro fianco a fianco per dare vita al torneo di basket tra i più famosi al mondo. Il primo – che si era appassionato alla cultura della streetball dopo un viaggio a New York nel 1991 – inzia a maturare quest’idea con la costruzione del campo Lavallois. Insieme a Thibaut che lavorava nel settore del marketing hip-hop, piantano le radici e organizzano il primo evento al quale parteciparono 1.500 persone.

L’intenzione dei due era quella di combinare le vibrazioni del torneo EBC Rucker Park di New York alla cultura francese di strada, il risultato è che il Quai54 si nutre dell’energia che si crea tra spalti e campo andando oltre i confini del basket. Per la prima edizione avvenne un passaparola tra appassionati e conoscenti, alcuni improvvisarono un barbecue, tutto era spontaneo, compresa la musica, quasi fosse una riunione di famiglia in occasione del compleanno dello zio. Thibaut lavorava spesso nella grande mela e partecipava spesso all’EBC fu così che gli venne l’idea di coinvolgere Fat Joe, Terror Squad e varie etichette musicali. Nell’edizione successiva venne girato un format di 52 minuti che fece il giro del mondo – fu il punto di svolta – tutto il resto è storia.

Il parallelismo tra energia e cultura del basket e dell’hip-hop tra Parigi e New York è super evidente, sono molto più vicini agli americani che agli inglesi. Quai 54 è stato percepito fin dall’inizio come una cosa nera, e sono in forte disaccordo, la comunità è più grande di questo. Anche se l’intrattenimento gira intorno a questo la cosa va molto oltre.

Quest’anno il torneo festeggerà il suo 15esimo compleanno e coinciderà con la Paris Fashion Week il che lo rende un avvenimento ancora più appetibile al quale non potrete non partecipare. Cosa ci sarà in serbo per noi?

Testo di Elisa Scotti

Quai54 la storia di uno dei tornei di basket più famosi al mondo
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Quai54 la storia di uno dei tornei di basket più famosi al mondo
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