Simon Porte Jacquemus, una ventata d’aria fresca

Simon Porte Jacquemus, una ventata d’aria fresca

Andrea Tuzio · 4 settimane fa · Style

Pochi giorni fa, poco fuori Parigi in un contesto bucolico e romantico, è stata presentata la collezione Spring/Summer 2021 di Jacquemus chiamata “L’Amour”
In occasione di questo magnifico show, che ci ha regalato un ricongiungimento con le cose semplici e quindi le più importanti, abbiamo scelto di raccontare in maniera più approfondita la mente e il cuore dietro questa ventata d’aria fresca, Simon Porte Jacquemus.

Nato nel 1990 nel sud della Francia, vicino a Salon-de-Provence, Simon vive la sua infanzia in un luogo lontanissimo dal glamour delle passerelle parigine, immerso nel calore familiare soprattutto in quello di sua madre Valérie. Proprio per lei crea il suo primo capo, a soli 8 anni, ovvero una gonna realizzata grazie a una tenda di lino e a del pizzo, indossata da Valérie sempre con estremo orgoglio. 

La passione per la moda però lo spinge fuori da quel contesto provenzale e armonioso.

Una volta portato a casa il diploma, lascia tutto e si trasferisce nella tanto agognata Parigi dove inizia finalmente a studiare moda presso l’ESMOD (L’École supérieure des arts et tecniche de la mode), ma l’esperienza si rivela fallimentare. Tutto ciò che lo circonda non gli assomiglia, è tutto così diverso da come se lo immaginava ma, ciò che più di ogni altra cosa mette in difficolta il giovane Simon, è la morte dell’amata madre Valérie.

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La tenacia, la forza e l’assoluta convinzione nei propri mezzi, portano Simon a superare tutte le difficoltà che la vita gli mette di fronte e a realizzare i sogni, rimasti intatti, di quel bambino di 8 anni.

A soli 19 anni, solo, senza investitori e con i pochi soldi messi da parte (1000 euro), nel 2009 fonda il suo brand, Jacquemus

Le prime collezioni realizzate tendono alla semplicità, all’essenzialità. Le presentazioni avvengono su Tumblr, le modelle sono le sue amiche, una scelta necessaria vista la scarsezza di risorse ma questo non intacca qualità e bellezza del suo lavoro tanto che Emmanuelle Alt, caporedattrice di Vogue Paris, dedica al giovane Simon molta attenzione. Le prime modelle professioniste, Simon le contatta tramite il suo account Facebook, un approccio digitale ante-litteram che però sarà la base della comunicazione e del successo del brand.

Nel 2012, a 22 anni, viene invitato a partecipare alla Paris Fashion Week e ciò che più di ogni altra cosa stuzzica l’interesse di tutti è l’evidenza da parte di Simon di iniziare sempre da una storia e mai dai vestiti, la immagina, la sviluppa e poi crea le sue collezioni. Il designer autodidatta inizia a mostrare le basi e le ispirazioni che costituiscono, e che costituiranno, il suo lavoro: il ricordo di sua madre sempre vivo e tangibile; la sua terra natia, il sud della Francia, la Provenza; l’idea del “tutto e niente”; i materiali semplici e grezzi come la lana, il cotone, il lino. 

Simon Porte Jacquemus è un narratore che da più di 10 anni fa lo stilista ed è proprio questo aspetto che lo differenzia da tutti gli altri designer: da un punto di vista emotivo e artistico le sue collezioni regalano sorrisi e gioie, serenità e purezza grazie al suo stile unico, figlio dei suoi legami più profondi. 

La narrazione avviene su più livelli e i social network hanno un’importanza centrale nel divulgarla. 

Non solo la passerella, Simon utilizza Instagram come nessun altro stilista al mondo, raccontando la storia di sua madre, di sua nonna e degli uomini e delle donne che lo ispirano. Sapori e odori, colori e suoni che sono tangibili e comprensibili nell’immediato e che hanno avuto concretizzazione grazie alla realizzazione di due ristoranti a Parigi, il Café Citron e l’Oursin, l’ennesima manifestazione dell’animo e della visione del giovane designer francese. 

Da quella gonna in pizzo e lino ricavata da una tenda, oggi Simon Porte Jacquemus, è al timone di una maison di lusso prêt-à-porter da oltre 23 milioni di euro (ricavi 2019) e non solo. Perché la cosa più importante di tutte è che questo giovane rivoluzionario ha insegnato e continua a insegnare, attraverso i suoi “racconti” fatti di semplicità, quotidianità e genuinità, che tutti sono liberi di vivere i propri sogni senza paura e che le nuove tecnologie inaridiscano l’animo, anzi, consapevoli che se “sfruttate” nel modo giusto, diventano soltanto un nuovo capitolo di quella che è una storia lunga e piena di successi.

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 4 settimane fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @emipitti, @alessandrascopetta, @mattia.dn, @marina_bocchetti, @maggie.ferraro, @georgiacalderone, @f_o_c_u_s_s, @ondiraitnu, @snapmyeye, @alinuvemphotography.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Le architetture surreali di Frank Kunert

Le architetture surreali di Frank Kunert

Emanuele D'Angelo · 4 settimane fa · Art, Photography

Grazie alla meticolosa maestria artigianale di Frank Kunert, a volte ci vuole qualche istante perché lo spettatore si renda conto che sta guardando un modellino. Molte delle fotografie sembrano raffigurare una scena quotidiana di vita domestica, una stanza da pranzo, un asilo nido, ad eccezione dell’inserimento di un singolo dettaglio stridente, un suo marchio di fabbrica.

Le miniature fatte a mano dell’artista tedesco ricreano scene apparentemente normali che, a un ulteriore esame, rivelano uno scenario surreale.
In Under The Bridge, una colonna di supporto per un volantino dell’autostrada è stata trasformata in una dolce casetta a schiera, mentre in Climbing Holidays un motel sul ciglio della strada è accessibile solo attraverso una scala a pioli.

“Spero che lo spettatore si diverta, ma che senta anche la malinconia delle mie opere e l’ambivalenza della vita, la commedia e la tragedia del nostro cosiddetto mondo civile”

In One Bedroom Apartment, una porta si apre su una casa a forma di armadio con un materasso incastrato ad angolo sopra un gabinetto, mentre un grazioso balcone con alberi e un ombrellone sporge in modo incongruo dal lato di una centrale elettrica che erutta inquinamento in Small Paradise.

Per Place In The Sun, usa i balconi per illustrare la vita degli abbienti e dei non abbienti, dove una nuova e bellissima villa ha una terrazza all’aperto che sporge a sbalzo sul balcone del vicino di casa, bloccando la luce.

Qui sotto puoi trovare altri suoi lavori, ma per scoprirli tutti visita il suo sito!

Le architetture surreali di Frank Kunert
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Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun

Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun

Giulia Guido · 4 settimane fa · Art

Ariel Sun è una designer e artista cinese con base a New York che realizza delle illustrazioni digitali minimali e iper colorate. 

Ariel è un’artista autodidatta, non ha mai frequentato corsi o scuole d’arte, questo le ha permesso di sviluppare uno stile personale, basato solo sul suo gusto, e di lavorare solo sui suoi soggetti preferiti. 

Con gli anni, quello che era nato come un passatempo, un modo per dare sfogo alla propria creatività, è diventato un lavoro che ha portato Ariel Sun a collaborare con diversi brand e clienti. 

Al contrario di molti suoi colleghi, Ariel lavora completamente in digitale, dallo schizzo le ultime rifiniture, spesso facendosi ispirare da ciò che vede, dai suoi viaggi, altre volte da fotografie. I forti contrasti, che danno vita a giochi di luci e ombre, e una palette di colori accesi e pieni vengono bilanciati da uno stile minimale, fatto da poche linee e ancora meno elementi, regalando al risultato finale un non so che di rilassante e pacifico. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei lavori di Ariel Sun, ma per scoprirli tutti e non perdervi i prossimi seguitela su Instagram e visitate il suo sito

Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun
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Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun
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“The invisible city”, le città fantastiche di carta di Benoit e Gella

“The invisible city”, le città fantastiche di carta di Benoit e Gella

Emanuele D'Angelo · 1 mese fa · Art

Gli artisti Camille Benoit e Mariana Gella hanno utilizzato il lockdown per dare vita al loro ultimo progetto “The invisible city”, modelli architettonici di città fantastiche, realizzate solo con carta e strumenti che avevano in casa.

I loro quattro modelli di carta, chiamati Saori, Azra, Calista e Ika, hanno preso ispirazione dal libro “Città invisibili” di Italo Calvino, che “esplora l’immaginazione attraverso le descrizioni dei viaggi di Marco Polo“.

Benoit e Gella hanno trasformato il loro salotto in un vero e proprio laboratorio per assemblare i loro quattro progetti. La maggior parte dei giorni si svegliavano con piccoli pezzi dei loro progetti nei letti, inizialmente infatti hanno disegnato le città su carta prima di sviluppare i prospetti frontali su Illustrator per avere un’idea generale di come sarebbe stata l’architettura.

Sebbene le “The invisible city” siano immaginarie, il loro design si è basato su alcuni edifici reali, tra cui La Muralla Roja di Ricardo Bofill, che ha ispirato il modello Calista e L’Institut du Monde Arabe e Sakura House, che ha influenzato Saora.
Ika è stata progettata per prendere spunto dalla Casa del collage di S+PS Architects, mentre Azra fa riferimento alla casa di Xavier Corberó.

“The invisible city”, le città fantastiche di carta di Benoit e Gella
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