“Mezzanine” dei Massive Attack in una bomboletta spray

“Mezzanine” dei Massive Attack in una bomboletta spray

Claudia Fuggetti · 1 anno fa · Music

Massive Attack sono uno di quei gruppi sempre un passo avanti a tutti. Ho avuto modo di vedere un loro live al Way Out West di Göteborg qualche anno fa e ne sono rimasta colpita. In occasione del 20esimo anniversario del loro album “Mezzanine”, il gruppo di Bristol è partito dai file audio in digitale, che poi ha convertito in 920.000 brevi catene di DNA, grazie al laboratorio ETH Zurich: con questo metodo la musica è destinata a conservarsi per centinaia di migliaia di anni.

A completare l’opera ci sarà anche una stampa artistica del membro della band e artista Robert Del Naja (considerato da molti essere il vero volto dietro Banksy), realizzata a getto d’inchiostro usando lo spray della bomboletta che racchiude il DNA dell’album. Come lui stesso racconta:

“The four DNA bases adenine, cytosine, guanine and thymine are coded into binary digital audio. If you were to spray, scrape it off the wall and have it analysed in the correct conditions, you’d be able to play the album back, as soon the right player becomes available.”

Le sorprese non finiranno, nel frattempo riascolta Mezzanine su Spotify.

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I ritratti 2.0 di Yung Jake interamente fatti con le emoji

I ritratti 2.0 di Yung Jake interamente fatti con le emoji

Giulia Guido · 1 anno fa · Graphic Design

Ormai le vediamo dappertutto. Qualcuno non riuscirebbe più a scrivere un messaggio senza, altri potrebbero dire che rappresentano un vero e proprio metodo di comunicazione universale. Le emoji hanno ormai ufficialmente sostituito parole o intere frasi e non potevano non entrare a far parte anche del mondo dell’arte.

Yung Jake, nome d’arte di Jake Patterson, è un giovane artista americano che ha studiato alla Cal Arts e che, ultimamente, ha fatto molto parlare di sé grazie alle sue creazioni artistiche fatte di emoji.

Ebbene sì, utilizzando emoji.ink, un’applicazione sviluppata dal suo amico e socio Vince McElvie, Yung Jake riesce a realizzare dei ritratti estremamente realistici di celebrità del mondo della musica e dello spettacolo.

Il meccanismo è molto simile a quello del Puntinismo di Seurat e giocando con colori e accostamenti riesce a dare vita a delle opere d’arte estremamente pop.

A vederli sembrerebbe facile creare dei lavori simili, se volete provarci anche voi non dovete fare altro che andare su emoji.ink, ma se avete bisogno di un altro po’ di inspirazione fate un giro sul profilo Instagram di Yung Jake.

 

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Gli effetti collaterali di Khalid su Khalid

Gli effetti collaterali di Khalid su Khalid

Claudia Maddaluno · 1 anno fa · Music

In una recente intervista a Billboard, Khalid ha dichiarato:

More than anything in life right now I want growth. I want my music to grow and represent how I am growing up. Suncity is the start of a new era for me, this music poured out of me and I didn’t want to wait to share it. I wanted to be able to live in this moment with my fans and my friends and speak from the heart”.

Suncity, il nuovo EP del giovane talento R&B Khalid, è uscito venerdì.  E no, noi non siamo convinti sia l’inizio di una nuova era e neppure del fatto che il giovane cantautore di El Paso sia musicalmente cresciuto. Ma, andiamo per gradi.

Khalid ha soli diciotto anni quando debutta nel luglio del 2016 con il singolo Location e si siede subito sul numero sedici nella classifica Billboard Hot 100, ottenendo anche il doppio disco di platino.

Il brano raggiunge 35 milioni di streaming su Spotify, tracciando in qualche modo una strada brillante e sicura all’uscita del debut album American Teen: 15 tracce in cui Khalid si sente libero di esprimere la sua piena identità di adolescente (con tutti i piccoli drammi del caso) ma con una maturità compositiva inedita per uno della sua età.

Quella voce calda, quelle melodie tristi, ma allo stesso tempo ammiccanti, accendono un paio di lunghi fari abbaglianti sul suo talento.

Così Kendrick Lamar lo chiama per le voci nell’intro di The Heart Part 4 e Lorde lo sceglie insieme a SZA e Post Malone per lavorare al remix del singolo Homemade Dynamite.

Le collaborazioni si sprecano e Khalid affianca i nomi di Ty Dolla $ign e 6LACK, H.E.R., Sabrina Claudio, Imagine Dragons, Normani. E tutto questo lo deve al fatto di essersi presentato come uno di quelli giusti, uno di quelli su cui puntare nel 2017 per vincere facile nel 2018.

E invece no.

A metà del nuovo anno Khalid mette fuori un nuovo Ep, Suncity, lo carica di ulteriori aspettative, dicendo che si tratta di un nuovo capitolo della sua carriera e di una crescita ma, per noi che ci avevamo scommesso, quell’EP ha il suono di una promessa disattesa.

Khalid ha vent’anni ma la sua penna è rimasta acerba: l’amore c’è, è sempre complicato e tormentato e lei è sempre bella come un diamante. E il punto è proprio questo.

In queste sette tracce che compongono il nuovo EP, non siamo mai di fronte a un testo che ci apre in due o che ci dà lo spunto per una più profonda riflessione. Si ha quasi l’impressione che questo EP sia un eterno American Teen o, per meglio dire, un’eterna adolescenza. Potremmo concludere dicendo che è questo l’effetto collaterale e indesiderato dal quale Khalid è travolto senza esserne cosciente.

E d’altra parte sarebbe disonesto dire che non ci piace: in ognuna di queste tracce Khalid è ancora quel giovane americano su cui abbiamo scommesso. Con le sue atmosfere calde, la voce sinuosa, le melodie pulite, una grossa versatilità stilistica (nella title track in feat. con Empress Of e Rosalìa si gioca anche la carta vincente del reggaeton).

Solo che non è abbastanza.

Non basta virare al pop o al reggaeton: Khalid ha già tutte le carte in regola per diventare una pop-star. A mancargli è una cosa fondamentale all’obiettivo di crescere e catapultarsi in una nuova era: il coraggio di rischiare.
Del resto solo chi rischia, cresce.

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Quando i neri erano i meridionali, ecco il video virale

Quando i neri erano i meridionali, ecco il video virale

Giulia Guido · 1 anno fa · Culture

Ciao terroni, come va? Inizia così il video pubblicato dalla pagina This is Racism Quando i neri erano i meridionali: ovvero, l’ultimo è “il più terrone” di tutti.

Vediamo un magistrale Andrea Pennacchi, diretto da Francesco Imperato, interpretare un testo di Marco Giacosa che il 1° agosto ha scritto ha condiviso con i suoi followers su Facebook.

Il video, diventato virale in poche ore, si divide in due parti. Nella prima Andrea Pennacchi si rivolge direttamente ai terroni, facendo riferimento ad eventi di un passato recente. Racconta di quando erano i meridionali che dal Sud si spostavano al Nord in cerca di un lavoro, a urlare “vogliamo la casa!”, di quanto i settentrionali non li sopportavano e pregavano che il Vesuvio sciopasse, e che alla fine solo i criminali venivano qua, la gente da bene non veniva su.

Pennacchi continua a rimarcare sull’argomento finche qualcosa non cambia, finché non è successo il miracolo. È qui che ci si addentra nel secondo argomento trattato dal video, che questa volta chiama in causa tutti, sud e nord.

Sono arrivati i negri, ecco cosa è successo.

“I negri sono riusciti a fare quello che Cavour non è riuscito a fare, han fatto gli italiani.”

Ma come capita la maggior parte delle volte la memoria storica svanisce e si ripetono gli errori del passato. Il grande miracolo di cui parla Pennacchi altro non è che un popolo diviso che si unisce per scontrarsi contro qualcun altro.

Lo stesso Giacosa ha dichiarato che l’idea gli è venuta un girono mentre passando per Porta Nuova ha sentito due anziani con l’accento del Sud lamentarsi dei negri, facendogli riaffiorare quel periodo storico, non molto lontano, quando i neri erano i meridionali.

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