Levenslicht, il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto

Levenslicht, il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto

Giulia Guido · 1 mese fa · Art

104 mila pietre luminescenti per ricordare 104 mila vittime. È questa l’idea alla base di Levenslicht, l’ultima installazione progettata e realizzata dallo studio Roosegaarde, un vero e proprio monumento in ricordo delle vittime dell’olocausto in Olanda. 

Reso visibile al pubblico solo pochi giorni fa ad Rotterdam, la presentazione di Levenslicht cade proprio nell’anno del 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale e con essa della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, simbolo dell’olocausto, dell’antisemitismo e della privazione della libertà. 

In Olanda furono, appunto, 104 mila le persone, tra ebrei, rom e siiti, ad essere deportate e ad aver perso la vita in un campo di concentramento e per rendere omaggio a ciascuna di loro i creativi dello studio Roosegaarde hanno pensato a un’opera composta da altrettante pietre realizzate in laboratorio con pigmenti fluorescenti che si illuminano grazie alla luce ultravioletta. Ogni pochi secondi, quindi, le pietre irradiano una forte luce blu, per poi spegnere pochi attimi dopo, continuando così all’infinito, sia di giorno che di notte. 

La scelta di usare delle pietre deriva dalla tradizione ebraica di porre sulla toma dei defunti una pietra e non i classici fiori. 

Levenslicht rimarrà a Rotterdam fino al 22 gennaio, per poi essere spostata in 170 comuni dei Paesi Bassi. 

levenslicht roosegaarde | Collater.al
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Levenslicht, il monumento in memoria delle vittime dell’olocausto
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Jasmin Meier e le sue illustrazioni psichedeliche

Jasmin Meier e le sue illustrazioni psichedeliche

Giulia Guido · 1 mese fa · Art

Jasmin Meier, conosciuta anche con il nome di Harley and J, è un’illustratrice australiana che vive a Byron Bay, una cittadina balneare che si affaccia sul Mar dei Coralli. Qui Jasmin passa le giornate a creare delle illustrazioni che sembrano uscite dagli anni ’60 e ’70, con soggetti che riportano alla mente quel periodo in cui i cosiddetti “figli dei fiori” rivoluzionarono il pensiero di un’intera epoca e i cui ideali si adattavano perfettamente ad un’estetica e a un look ben precisi. Così, i lavori di Jasmin Meier sono costellati di ragazze nude immerse in universi floreali ed eclettici, con una scelta stilistica che prende ispirazione dell’Art Nouveau, da artisti come Alan Forbes, Gustav Klimt, Alphonse Mucha e molti altri. 

Jasmin è riuscita a trasformare una passione trasmessale dalla madre, anch’saa illustratrice e pittrice, nel suo lavoro. Infatti oggi, oltre a progetti personali, Harley and J realizza molte locandine, soprattutto di concerti, caratterizzate dalle classiche scritte colorate e in grassetto dei manifesti degli anni ’60. 

Scopri una selezione dei suoi lavori qui sotto e per scoprirne di più vai sul sito e sul profilo Instagram di Harley and J. 

Jasmin Meier e le sue illustrazioni psichedeliche
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I ritratti iperrealistici di Anne-Christine Roda

I ritratti iperrealistici di Anne-Christine Roda

Buddy · 1 mese fa · Art

Quelle di Anne-Christine Roda non sono solo perfette riproduzioni di volti e corpi femminili. Non sembra essere questo ciò che le interessa. La sua cura meticolosa sembra piuttosto volerci restituire un’immagine dell’umanità, vitale e malinconica.

Il suo lavoro sembra voler andare in una direzione completamente diversa rispetto all’iperrealismo degli anni ’70 derivato dalla pop art, dall’annullamento della soggettività. Quello che traspare è infatti una individualità precisa, una nudità intima. Ogni pennellata sembra voler prolungare l’istante congelato, farci assaporare ogni sfumatura, ogni piccola espressione dei suoi soggetti.

L’esattezza dei dettagli di ogni suo lavoro diventa una celebrazione dell’unicità, un omaggio emozionato all’imperfezione.

I ritratti iperrealistici di Anne-Christine Roda
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I ritratti iperrealistici di Anne-Christine Roda
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Ecco la Stazione Spaziale Internazionale in versione LEGO

Ecco la Stazione Spaziale Internazionale in versione LEGO

Giulia Guido · 1 mese fa · Art

Ammettiamolo, chi di voi non ha mai sognato di fare l’astronauta? Di viaggiare alla velocità della luce e vedere la Terra dall’alto? Bene, LEGO non riuscirà a mettervi alla guida di una navicella spaziale ma vi darà la possibilità di cimentarvi e immergervi nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale

Infatti, in occasione dei vent’anni di attività della Stazione, nata dallo sforzo congiunto di cinque agenzie spaziali: NASA (Stati Uniti), RKA (Russia), ESA (Europa), JAXA (Giappone) e CSA-ASC (Canada), l’azienda danese ha deciso di renderle omaggio con un modellino in scala da 864 pezzi. 

La riproduzione copia in ogni piccolo dettaglio l’originale e comprende una mini navicella spaziale NASA, 3 mini veicoli spaziali da carico, 2 microfigure di astronauti e una teca da esposizione. 

Sarà possibile comprare la Stazione Spaziale Internazionale firmata LEGO a partire dal primo febbraio alla cifra di 69,99 euro (negli Stati Uniti a 70,00 dollari). 

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Fillmore, il primo lavoro di Tresoldi Studio

Fillmore, il primo lavoro di Tresoldi Studio

Giulia Pacciardi · 1 mese fa · Art

All’interno dell’hotel newyorkese Moxy East Village di New York, più precisamente sospeso al centro del ristorante Cathédrale, sorge Fillmore, il primo lavoro firmato Tresoldi Studio.

L’hotel, progettato da Rockwell Group, è un omaggio all’East Village, alla sua storicità e alla sua importanza per tutti i movimenti artistici e musicali degli anni ’60, il Cathédrale, invece, trova la sua ispirazione nella leggendaria sala concerti Fillmore East dove si sono esibiti artisti del calibro di Janis Joplin, Frank Zappa e i Doors.

L’installazione di Tresoldi si staglia proprio nella sala centrale del ristorante, una presenza eterea che impreziosisce ancora di più l’intero locale.
La scultura, con una cupola profonda sei metri che favorisce giochi di pieni e di vuoti, vuole essere un tributo all’underground culturale che ha influenzato diverse generazioni di tutto il mondo, compresa quella newyorkese.

Il lavoro di Tresoldi, grazie alle sue caratteristiche volumetriche e visive e all’utilizzo di materiali diversi, è riuscita a donare ad un luogo già di per sé fortemente artistico un allure ancora più poetico e teatrale.


Tutte le immagini © Roberto Conte

Fillmore, il primo lavoro di Tresoldi Studio
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