Quattro chiacchiere con Rose Villain

Quattro chiacchiere con Rose Villain

Emanuele D'Angelo · 3 mesi fa · Music

Oggi abbiamo fatto due chiacchiere transoceaniche con Rose Villain.
Per chi non la conoscesse, strano assolutamente, Rosa Luini in arte Rose Villain, è un’artista italianissima nata a Milano.

Abbiamo cominciato a conoscerla nel 2016, anno del suo debutto con “Get the fuck out of my pool”, un brano che ad oggi considerando solamente gli streaming su Spotify conta quasi 600 mila riproduzioni.
Da lì è stata tutta una discesa, molti si sono accorti del suo talento a partire da Salmo con cui ha realizzato “Don Medellin”.

Rose Villain è la prima cantante italiana a firmare un contratto con la Republic Records negli Stati Uniti, un traguardo non da poco.
La casa discografica infatti è stata eletta da Billboard la numero uno al mondo. Nel suo roaster sono presenti artisti di grandi livello, da Ariana Grande a Drake, passando per TheWeeknd, Lorde, Nicki Minaj, Post Malone e moltissimi altri.

Adesso a distanza di due settimane l’una dall’altra ci ha fatto due regali, due bellissimi pezzi in cui la sentiamo per la prima volta, ufficialmente, in italiano.
Usciti per Arista/Sony Music Italy, l’artista meneghina ha pubblicato “Bundy” e la più recente “Il diavolo piange”.

Adesso è ora di leggere la nostra intervista, 6 domande tra spoiler, influenze e nuove canzoni, ecco Rose Villain.

Sei stata la prima cantante italiana a firmare un contratto con la Republic Records negli Stati Uniti, senti un po’ di pressione? E soprattutto come va la vita in America, ti manca l’Italia? 
Amo vivere a New York, è una città che mi da tantissimo e mi stimola a fare arte al meglio delle mie possibilità. C’è una competizione altissima ma anche molto spazio per il talento. Se si lavora più degli altri e ce la si mette tutta per fare creare un prodotto di qualità si può essere notati da una label come Republic. Non sento pressione perché credo nella mia musica.

Bundy, il tuo nuovo pezzo è in Italiano rispetto ai passati che invece sono inglese, come mai stavolta hai optato per la lingua italiana?  
L’ho fatto per gioco e per sfida, non pensavo di esserne capace. E’ molto diverso scrivere e cantare in italiano. Ma le canzoni che sono venute fuori sono alcune delle mie preferite di sempre quindi ho deciso di concentrarmi per un periodo al progetto in italiano.

Come dicevamo prima è il tuo primo pezzo, almeno tra quelli pubblicati, in italiano, com’è andato il primo ascolto, cos’hai pensato subito dopo? 
Bundy non è la prima che ho scritto in italiano. Ero un po’ preoccupata di non riuscire a dare il mio timbro classico e stilistico nelle metriche con le parole italiane. e/o di essere credibile con i testi. Invece sono contenta, dopo il primo ascolto ho pensato : tutto sommato sono sempre io.

Questa è una domanda che proponiamo spesso, un po’ anche per farci “i fatti tuoi”. Ci piacerebbe che ci dicessi almeno tre dei nomi o tre dischi che hai ascoltato e che ti hanno indubbiamente influenzato di più durante la scrittura di “Bundy”? 
Quando sono in fase di scrittura non ascolto mai musica. Voglio che venga tutto dall’istinto. Se lo faccio deve essere musica anni ‘70, ‘80. L’unica ispirazione di cui avevo bisogno era quella tensione un po’ rock che si sente nei Rolling,  Led Zeppelin e in Hendrix. Non voglio essere influenzata da trend contemporanei. Bundy ha la forte impronta di Young Miles quindi poi la roba suona attuale. Ma la mia intenzione è rock. L’autotune è pura ribellione per me che sono una cantante con un training classico.

Ci fai un piccolo spoiler? Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album o singoli, continuerai su questa linea pubblicando in italiano o ci stupirai con un mix?
Quest’anno lo dedico alla madre patria. Tante nuove canzoni in italiano che culmineranno in un progetto più ampio. Ogni canzone ha la sua personalità e il suo mondo, amo esplorare e giocare con i generi… sono molto excited per quello che verrà. ora lascio parlare la musica.

“Il diavolo piange” è un pezzo trap con influenze cloud rap che parla di desiderio e possessione, ci spieghi un po’ come sei arrivata a concepirlo?
Sono una persona molto sensibile e passionale. Ogni emozione la vivo al 100%. Quando sono innamorata mi lascio avvolgere completamente e questo vuol dire anche vivere il desiderio, il romanticismo e la gelosia in maniera forte. Mi sono sentita ispirata dalla traccia che stava producendo Sixpm, che è anche il mio fidanzato, era malinconica ma sexy, scura ma dolce. Ci sono tutti questi elementi nel mio testo. Me li ha suggeriti lui con i suoi suoni.

Cover by: Muten Factory

Quattro chiacchiere con Rose Villain
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 3 settimane fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @emipitti, @alessandrascopetta, @mattia.dn, @marina_bocchetti, @maggie.ferraro, @georgiacalderone, @f_o_c_u_s_s, @ondiraitnu, @snapmyeye, @alinuvemphotography.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Le architetture surreali di Frank Kunert

Le architetture surreali di Frank Kunert

Emanuele D'Angelo · 3 settimane fa · Art, Photography

Grazie alla meticolosa maestria artigianale di Frank Kunert, a volte ci vuole qualche istante perché lo spettatore si renda conto che sta guardando un modellino. Molte delle fotografie sembrano raffigurare una scena quotidiana di vita domestica, una stanza da pranzo, un asilo nido, ad eccezione dell’inserimento di un singolo dettaglio stridente, un suo marchio di fabbrica.

Le miniature fatte a mano dell’artista tedesco ricreano scene apparentemente normali che, a un ulteriore esame, rivelano uno scenario surreale.
In Under The Bridge, una colonna di supporto per un volantino dell’autostrada è stata trasformata in una dolce casetta a schiera, mentre in Climbing Holidays un motel sul ciglio della strada è accessibile solo attraverso una scala a pioli.

“Spero che lo spettatore si diverta, ma che senta anche la malinconia delle mie opere e l’ambivalenza della vita, la commedia e la tragedia del nostro cosiddetto mondo civile”

In One Bedroom Apartment, una porta si apre su una casa a forma di armadio con un materasso incastrato ad angolo sopra un gabinetto, mentre un grazioso balcone con alberi e un ombrellone sporge in modo incongruo dal lato di una centrale elettrica che erutta inquinamento in Small Paradise.

Per Place In The Sun, usa i balconi per illustrare la vita degli abbienti e dei non abbienti, dove una nuova e bellissima villa ha una terrazza all’aperto che sporge a sbalzo sul balcone del vicino di casa, bloccando la luce.

Qui sotto puoi trovare altri suoi lavori, ma per scoprirli tutti visita il suo sito!

Le architetture surreali di Frank Kunert
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Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun

Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Ariel Sun è una designer e artista cinese con base a New York che realizza delle illustrazioni digitali minimali e iper colorate. 

Ariel è un’artista autodidatta, non ha mai frequentato corsi o scuole d’arte, questo le ha permesso di sviluppare uno stile personale, basato solo sul suo gusto, e di lavorare solo sui suoi soggetti preferiti. 

Con gli anni, quello che era nato come un passatempo, un modo per dare sfogo alla propria creatività, è diventato un lavoro che ha portato Ariel Sun a collaborare con diversi brand e clienti. 

Al contrario di molti suoi colleghi, Ariel lavora completamente in digitale, dallo schizzo le ultime rifiniture, spesso facendosi ispirare da ciò che vede, dai suoi viaggi, altre volte da fotografie. I forti contrasti, che danno vita a giochi di luci e ombre, e una palette di colori accesi e pieni vengono bilanciati da uno stile minimale, fatto da poche linee e ancora meno elementi, regalando al risultato finale un non so che di rilassante e pacifico. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei lavori di Ariel Sun, ma per scoprirli tutti e non perdervi i prossimi seguitela su Instagram e visitate il suo sito

Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun
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Le illustrazioni digitali e minimaliste di Ariel Sun
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“The invisible city”, le città fantastiche di carta di Benoit e Gella

“The invisible city”, le città fantastiche di carta di Benoit e Gella

Emanuele D'Angelo · 4 settimane fa · Art

Gli artisti Camille Benoit e Mariana Gella hanno utilizzato il lockdown per dare vita al loro ultimo progetto “The invisible city”, modelli architettonici di città fantastiche, realizzate solo con carta e strumenti che avevano in casa.

I loro quattro modelli di carta, chiamati Saori, Azra, Calista e Ika, hanno preso ispirazione dal libro “Città invisibili” di Italo Calvino, che “esplora l’immaginazione attraverso le descrizioni dei viaggi di Marco Polo“.

Benoit e Gella hanno trasformato il loro salotto in un vero e proprio laboratorio per assemblare i loro quattro progetti. La maggior parte dei giorni si svegliavano con piccoli pezzi dei loro progetti nei letti, inizialmente infatti hanno disegnato le città su carta prima di sviluppare i prospetti frontali su Illustrator per avere un’idea generale di come sarebbe stata l’architettura.

Sebbene le “The invisible city” siano immaginarie, il loro design si è basato su alcuni edifici reali, tra cui La Muralla Roja di Ricardo Bofill, che ha ispirato il modello Calista e L’Institut du Monde Arabe e Sakura House, che ha influenzato Saora.
Ika è stata progettata per prendere spunto dalla Casa del collage di S+PS Architects, mentre Azra fa riferimento alla casa di Xavier Corberó.

“The invisible city”, le città fantastiche di carta di Benoit e Gella
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