Beastie Boys Story, il docu sulla storia del gruppo

Beastie Boys Story, il docu sulla storia del gruppo

Giulia Guido · 1 mese fa · Music

Ispirato al libro Beastie Boys Book, il regista Spike Jonze ha realizzato Beastie Boys Story, un documentario che racconta la storia del gruppo americano e che sarà proiettato in anteprima il 3 aprile e per poi essere trasmesso su Apple TV+ a partire dal 24 aprile. 

Il documentario fortifica ancora di più il legame tra Adam “Ad-Rock” Horovitz e Michael “Mike D” Diamond e il regista, che già nel 1994 aveva diretto il videoclip dell’intramontabile  “Sabotage”.

Le prime recensioni su Beastie Boys Story lo descrivono un documentario brillante e originale che offre un punto di vista inedito sull’intera carriera del gruppo e dei suoi componenti e sia Spike Jonze sia Adam “Ad-Rock” Horovitz e Michael “Mike D” Diamond si sono detti entusiasti della collaborazione. 

Beastie Boys Story, il docu sulla storia del gruppo
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La nostra intervista a The Bloody Beetroots

La nostra intervista a The Bloody Beetroots

Giulia Guido · 1 mese fa · Music

In pieno tour, che lo vedrà il prossimo 31 gennaio ai Magazzini Generali di Milano e il 1° febbraio al Locomotiv Club di Bologna, abbiamo avuto la fortuna di fare due chiacchiere con The Bloody Beetroots, anche conosciuto come Sir Bob Cornelius Rifo, o semplicemente Bob. Dal 2006 ad oggi, Bob ha rivoluzionato un’intera scena musicale grazie al suo stile che fonde alla perfezione punk e musica elettronica, hip hop e classica, hard rock e new wave. 

Con la nostra chiacchierata abbiamo cercato di capire chi si cela dietro la famosa maschera, ma abbiamo anche parlato di musica, dell’attuale scena italiana e di progetti futuri. 

È la prima volta che parliamo di te su Collater.al. Raccontaci chi è The Bloody Beetroots.

Sono Bob, Bob from The Bloody Beetroots, e faccio musica elettronica dalla fine del 2006. Da allora ho rilasciato tre album, una valanga di singoli, sto continuando ancora a far uscire roba e ho suonato in tutti i festival del mondo: ho fatto due Coachella, il Lollapalooza non ricordo neanche più quante volte, il Primavera Sound, Sziget, Mad Cool, Fuji Rocks. Insomma, credo di aver fatto tutto quello che si poteva fare. Questo è un po’ il succo. 

Spiegaci da dove viene l’idea di esibirti con una maschera e a cosa è ispirata.

Fondamentalmente di essere popolare o famoso con la mia faccia non mi ha mai interessato e continua a non interessarmi, quindi ho utilizzato la maschera come elemento di catalisi per attirare l’attenzione. E funziona. Poi, anche per proteggere la mia privacy. Io mi tolgo la maschera e vivo una vita normalissima ed è la cosa che adoro perché ho questa teoria: la fama produce alienazione e quando sei alienato e non puoi più vivere il sociale non puoi più scrivere canzoni. Se io mi auto-alieno ho finito di lavorare, non ho più un linguaggio e il mio linguaggio appartiene alle persone. Credo che sia questa la chiave che ha portato The Bloody Beetroots ad essere nel music business da 15 anni. 

La scelta di coprirsi il volto sembra essere sempre più diffusa, mi vengono in mente tra i tanti Myss Keta o addirittura Liberato. Come spieghi questo fenomeno e secondo te sta diventando una scelta solamente estetica? 

Non saprei, in ogni caso, ormai, la maschera è sdoganata, non fa più così scalpore portarsi la maschera o nascondersi. È una scelta artistica, credo. Ognuno ha il suo modo di identificarsi con la maschera. 

Sono passati 10 anni da “Warp”. È cambiato qualcosa nel tuo modo di fare musica e nel tuo stile da allora? E, allo stesso tempo, ci sono aspetti che sono rimasti immutati?

Credo che il minimo comune denominatore di The Bloody Beetroots sia l’animo punk, quello è ciò che resta sempre sia se noi facciamo tecno, house, o altre cose. Troverai sempre una fortissima presenza del punk in tutto quello che facciamo, perché è la nostra attitudine.

Questo atteggiamento di scrittura, non avere barriere nello scrivere musica, è ciò che non è mai cambiato. The Bloody Beetroots appartiene a tutti generi e a nessuno. Se prendiamo i miei tre ultimi anni e li confrontiamo, niente suona uguale a niente però trovi qualcosa che torna sempre, ma senza capire cos’è. È esattamente quell’animo punk di cui parlavo prima.

Questo non è cambiato, come non è cambiato il modo di evolversi di The Bloody Beetroots, cambiare sempre ed essere camaleontici, questo vuol dire anche fare scelte coraggiose e a volte ripartire da zero. È una cosa che adoro fare perché non devo dimostrare niente a nessuno, ma solo a me stesso. Per me creare delle nuove sfide musicali, sound design, capire a cosa appartenere e come appartenere, come ricontemporaneizzarmi è una cosa che adoro fare e ogni tre anni più o meno lo faccio e questa nuova era di The Bloody Beetroots sta provando questa cosa. Nel 2019 siamo diventanti indipendenti, abbiamo incrementato gli streaming su Spotify, abbiamo aumentato la nostra fanbase, ora formata sia dai vecchi fan che dai nuovi, e abbiamo deciso di riproporre The Bloody Beetroots in posti in cui non avevamo mai suonato prima e devo ammettere che sono molto sorpreso dal risultato.

Come descriveresti l’attuale scena elettronica italiana e come la paragoneresti a quella di altri paesi?

Credo che l’Italia subisca molto le mode precludendo la possibibiltà di creare una base underground, per far crescere nuovi talenti. Sembra che a volte ci siano delle cose isolate, adesso va la trap e la tecno e in mezzo non c’è niente. Quindi è molto difficile dialogare con il grande pubblico perché non conosce ciò che c’è in mezzo, ma è proprio lì che c’è The Bloody Beetroots. Quindi è mio compito cercare di educare gli ascoltatori di entrambe le parti a questo mezzo, a questa scena che esiste in tutto il mondo, ma non in Italia, purtroppo. 

Heavy è il tuo ultimo EP. Come è nato?

Allora, nel 2019 siamo partiti chiedendoci “cosa facciamo quest’anno?”, “facciamo The Bloody Beetroots DJ set”, ci siamo detti. “Heavy” nasce dall’esigenza di presentare della musica per supportare il dj set, ha solo ed esclusivamente quel fine lì. Ho cercato un po’ di ampliare i generi che volevo toccare quindi un po’ di electro, l’house e un po’ di tecno ed è venuto fuori questo “Heavy”.

Oltre a quello abbiamo fatto delle release con Zhu, quest’artista americano, di pezzi tecno totalmente diversi da quello che siamo soliti fare e abbiamo fatto anche una mix per Frank Carter & The Rattlesnakes che è stato un modo di toccare la scena rock e vedere se potesse esserci un senso.

Quindi tutti esperimenti per riempire questo dj set. Quest’anno abbiamo in mente di rilasciare almeno dieci pezzi nuovi, quindi tracce da club, abbiamo un remix ufficiale dei Green Day. Tutti questi esperimenti rappresentano quello che troverai venendo al The Bloody Beetroots DJ set: una moltitudine di generi legati allo spirito punk in modo abbastanza unico.

Il prossimo 31 gennaio sarai a Milano, ai Magazzini Generali e poi l’1 febbraio al Locomotiv Club di Bologna. Cosa bisogna aspettarsi da queste due date? 

Caos, tanto caos. Volume altissimo, follia totale, stage diving, mosh pit, gente che cammina sopra ad altra gente. Un parco giochi anarchico dove si festeggia il nulla e si fa un casino della madonna. È The Bloody Beetroots. Tu chiami The Bloody Beetroots per fare un casino della madonna. 

DOVE:
MAGAZZINI GENERALI, MILANO
QUANDO:
VEN, 31 GEN
DOVE:
LOCOMOTIV CLUB, BOLOGNA
QUANDO:
SAB, 1 FEB

Un parco giochi anarchico dove si festeggia il nulla e si fa un casino della madonna.”

Progetti futuri? 

Oltre a The Bloody Beetroots mi sto impegnando nel mio progetto di fotografia che vedrà la luce il 5 marzo a Milano in una mostra, in cui si vedranno le persone che fanno parte del progetto The Bloody Beetroots, i posti che abbiamo visitato e le memorie che mi porto. Poi ci saranno le mie attività di allenamento e di crossfit (ride) che a volte coinvolgono anche la mia fanbase, poi abbiamo qualche attività parallela con il mondo dei motori. L’anno scorso abbiamo fatto la Gymkhana GRiD con i ragazzi di Hyperdrive che hanno uno show su Netflix e, inoltre abbiamo rilasciato una moto l’anno scorso quindi faremo dei ride sulle Dolomiti e a Los Angeles. Quindi un sacco di attività, esattamente come la musica, un sacco di caos. 

Foto di Roberto Graziano Moro

La nostra intervista a The Bloody Beetroots
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Vinilica Vol. 46 – Golfers

Vinilica Vol. 46 – Golfers

Giulia Pacciardi · 1 mese fa · Music

Dopo i 3 singoli, Your Game, Good Reason e Drawers, il duo elettronico Golfers ha appena pubblicato Atypical, il primo album.
In questo lavoro il duo irpino ha mixato le sonorità tipiche della sua musica, un viaggio tra generi che va dal math rock, fino all’elettronica di matrice tedesca, con tocchi di pop, soul e rap.
Le tracce sono spesso caratterizzate da due parti ben distinte, dualismo che ritorna nell’intero disco, come se ne esistesse un Side A e un Side B.
La prima parte del disco, più concentrata sulla scrittura tradizionale, lascia molto spazio all’utilizzo della voce mentre la seconda parte più dedicata alle sole sonorità elettronica.

Ascolta il disco qui e non perderti neanche la playlist che i Golfers, in occasione del lancio di Atypical, hanno fatto per noi con tutti i brani che li hanno ispirati.

Abbiamo provato a riassumere in 15 brani alcuni dei nostri ascolti che hanno influenzato il processo di scrittura e produzione di “Atypical”. La nostra musica risente di contaminazioni differenti non necessariamente legate al mondo dell’elettronica, adoriamo artisti come Foals, King Krule e Anderson .Paak, senza perdere di riferimento i capisaldi dell’elettronica contemporanea.
Atypical è tutto questo, ascoltate questa playlist per capire cosa avevamo per la testa nei giorni passati in studio.

Vinilica Vol. 46 – Golfers
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Eminem esce a sorpresa con Music To Be Murdered By

Eminem esce a sorpresa con Music To Be Murdered By

Giulia Guido · 1 mese fa · Music

Eminem sorprende tutti i suoi fan con l’uscita inaspettata di Music To Be Murdered By, l’undicesimo album del rapper americano che rende omaggio all’omonimo album del 1958 realizzato dal re del cinema horror Alfred Hitchcock

L’uscita di Music To Be Murdered By è stata accompagnata anche dalla pubblicazione del video del primo singolo estratto “Darkness”, un brano che parla di solitudine e che racconta la storia di un uomo che spara alla gente per sfogarsi. Il videoclip conclude con un montaggio di diversi notiziari che annunciano l’ennesima sparatoria avvenuta in America. 

L’obiettivo è proprio quello di sensibilizzare il pubblico su questa tematica, infatti sotto al video potete trovare il di un sito appositamente creato per permettere a tutti di informarsi sull’argomento e che rimanda a una serie di siti di associazioni anti-armi. 

Ascolta l’album qui sotto e guarda il video di Darkness!

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È uscito Circles, l’album postumo di Mac Miller

È uscito Circles, l’album postumo di Mac Miller

Giulia Pacciardi · 1 mese fa · Music

All’inizio del 2020 la famiglia di Mac Miller, l’artista scomparso per un’overdose accidentale il 7 settembre 2018, aveva annunciato l’uscita di un album postumo insieme al nome del primo singolo, “Good News”.

Qualche giorno dopo è uscito il video, un tributo alla carriera del giovane artista con immagini di lui a lavoro in studio, ma anche quelle di un viaggio surreale a cavallo di un fiore di loto.

Oggi, esattamente come già annunciato, Circles è finalmente uscito.
L’album, contenente 12 tracce, nasce dalla collaborazione con il producer, polistrumentista, autore e cantante Jon Brion, che grazie al lavoro svolto insieme è riuscito a completare il disco anche senza la presenza di Miller, nonostante l’intimità che caratterizza tutti i brani.

Ascolta Circus qui e non perderti il video di Good News qui.

È uscito Circles, l’album postumo di Mac Miller
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È uscito Circles, l’album postumo di Mac Miller
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